Back to work delle mamme: il vero problema non è la maternità

Back to work delle mamme il vero problema non è la maternità

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Il rientro al lavoro dopo la maternità tra silenzi, dinamiche invisibili e penalizzazioni strutturali. L’accompagnamento fa la differenza.

Il rientro al lavoro dopo la maternità viene spesso raccontato come una sfida personale: capacità di adattamento, resilienza, gestione del tempo. Questa narrazione, tuttavia, non coglie appieno il cuore della questione. Il vero nodo, l’elefante nella stanza, non è la maternità in sé. È piuttosto il presupposto – spesso implicito – che il rientro al lavoro sia una prova individuale di resistenza, anziché una fase che coinvolge l’intero sistema organizzativo.

Il back to work richiede infatti accoglienza, cura e un’integrazione consapevole tra più livelli: le persone, i team, il management, le policy. È una responsabilità condivisa, che non può essere delegata alla sola capacità di adattamento della singola madre.

In assenza di questa visione sistemica, le difficoltà che emergono al rientro vengono normalizzate come se fossero inevitabili, mentre sono il risultato di una scelta – o di una “non scelta” – organizzativa.

Back to work e maternità: ciò che spesso resta invisibile

Quando la maternità viene gestita come un’eccezione anziché come una fase del ciclo di vita personale e professionale, si crea polarità tra lavoro e vita familiare. Una distanza che nasce da modelli organizzativi poco attrezzati a integrare la cura nei processi aziendali, e affidano ancora elementi decisivi per le madri al rientro — come flessibilità, adattamento dei ruoli e gestione dei carichi — a scelte informali e discrezionali.

È in questo spazio che, nel back to work, emergono dinamiche ricorrenti, raramente esplicitate nei report ma molto impattanti sulle persone:

  • carriere che rallentano senza motivazioni esplicite;
  • ruoli che cambiano senza un confronto, quasi sempre in senso peggiorativo;
  • flessibilità vissuta come concessione o favore personale, anziché come diritto organizzativo;
  • aspettative non dette che, nel tempo, diventano giudizi silenziosi.

Si tratta di pattern cognitivi e organizzativi, che si attivano proprio quando una donna rientra con competenze nuove, una visione più ampia e un bisogno più chiaro di sostenibilità.

Non a caso, secondo il report di Save the Children – Le Equilibriste, in Italia una madre su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio e addirittura una madre su due dopo il secondo: un segnale forte di quanto i sistemi siano ancora poco capaci di includere la maternità nella traiettoria professionale.

Back to work delle mamme: il vero problema non è la maternità

La penalizzazione sistemica dopo la maternità

Un concetto utile per leggere questi fenomeni è quello di motherhood penalty — ovvero la penalizzazione associata alla maternità, che si riflette sia nelle retribuzioni sia nell’evoluzione professionale delle donne.

Un fenomeno presente tra le righe delle analisi internazionali e che, secondo dati OECD, prende la forma di una maggiore incidenza di part-time, un rallentamento della progressione salariale e professionale e una maggiore difficoltà a conciliare lavoro e vita familiare dopo l’arrivo dei figli.

In Italia, un’indagine di Fondazione Libellula ha evidenziato, in particolare, che il gender pay gap colpisce l’84% delle madri con figli sotto i 3 anni

La fatica invisibile

Il passaggio più delicato del rientro al lavoro dopo la maternità non è (solo) organizzativo: è identitario. Molte madri raccontano una sensazione di scollamento tra ciò che erano prima e ciò che sono diventate, tra aspettative esterne e bisogni interni, tra il desiderio di esserci e la paura di non essere più riconosciute.

“Non riesco più a fare niente bene – dice una mamma manager di una nostra azienda cliente – non mi sento più la professionista di prima, determinata e motivata a crescere, ma neanche la mamma presente che mi ero immaginata di essere”.

Questa fatica resta spesso invisibile perché non si traduce in richieste esplicite. Si manifesta piuttosto in silenzi, rinunce non dichiarate, strategie di adattamento che, nel tempo, diventano logoranti. Ed è proprio questa invisibilità a rendere il back to work una soglia critica: per le persone, ma anche per le organizzazioni.

Quando l’elefante viene visto: cosa cambia davvero

Quando un’azienda sceglie di guardare l’elefante nella stanza — e di nominarlo — qualcosa inizia a muoversi.

Nei percorsi di ascolto e accompagnamento al back to work, la trasformazione è graduale, concreta, profonda. Passa dal potersi esprimere, dal riconoscere i propri bisogni senza viverli come una colpa, dal ridefinire il proprio ruolo in modo più autentico.

Con il tempo, cambia anche il racconto che le madri fanno del rientro: lo sguardo su di sé, la percezione della propria legittimità nel lavoro, la possibilità di abitare la dimensione professionale senza dover sacrificare una parte essenziale della propria identità.

“Il Percorso Back to Work di cui ho beneficiato grazie a La Luna del Grano mi ha permesso di ricentrarmi su di me nelle mie varie identità, in particolare in quella di neo mamma e di professionista. Mi sento più sicura oggi, quindi più produttiva e di valore per l’azienda. Grazie al lavoro con la coach ho ridefinito la mia identità professionale e mi sono conosciuta meglio”

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Back to work delle mamme il vero problema non è la maternità

Perché il back to work è un tema strategico per le aziende

Affrontare il rientro dalla maternità non è una questione individuale, ma una responsabilità organizzativa. Secondo quanto riportato dal Welfare Index PMI, le aziende che investono in politiche strutturate di benessere e conciliazione registrano livelli più alti di engagement e retention

Sostenere il back to work — non come intervento emergenziale, ma come scelta strutturale che incide sulla continuità delle persone e sul futuro dell’organizzazione — significa infatti:

  • ridurre il rischio di uscita di competenze chiave;
  • rafforzare il senso di appartenenza;
  • costruire relazioni professionali basate sulla fiducia;
  • promuovere una cultura della parità reale.

Il rientro come leva per il cambiamento

Rendere visibile ciò che per anni è rimasto implicito significa creare contesti più sostenibili, più coerenti, più umani. Perché quando le madri possono rientrare al lavoro senza doversi ridimensionare, cambia il modo in cui lavorano, restano, contribuiscono.

E quando questo accade, non cresce solo la persona. Cresce la qualità delle relazioni, la solidità delle competenze e la cultura del lavoro nel suo insieme.

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Articolo a cura di

La Luna del Grano

Società Benefit

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